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Onda del Mare
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I più bei grattacieli

il Mar Nov 27, 2012 8:51 pm


Grattacieli d'avanguardia

Edifici alti nel mondo: variazioni sul tema


E' deprimente che l’architettura delle torri residenziali a prezzo accessibile sia diventata un ossimoro più che una tipologia. Anche senza considerare l’accessibilità dei prezzi, la discutibile qualità dell’ultima messe di torri residenziali disegnate a New York da superstar (il 40 Bond Street di Herzog & de Meuron, la Blue Tower di Bernard Tschumi, e così via) dimostra chiaramente che i condomini di lusso raramente sono per gli architetti un’opportunità per lasciare un segno nella storia del progetto.



I margini di profitto relativamente alti di questo tipo di costruzioni hanno un prezzo da pagare: di solito c’è poca flessibilità nella struttura, di rado i costruttori danno spazio all’innovazione, e, nonostante gli alti costi sul mercato, spesso si fa economia sulla qualità di costruzione. È chiaro inoltre che oggi sono proprio i costruttori a tenere le redini del futuro delle nostre città, dal momento che la quasi totalità dell’edilizia residenziale urbana è in mano ai privati. Se gli architetti vogliono superare l’attuale binomio edilizia di lusso-edilizia banale e recuperare il coraggioso ottimismo che all’inizio del ventesimo secolo caratterizzava i grattacieli, devono convincere i costruttori a sperimentare. Oltretutto, in un mondo che si urbanizza tanto rapidamente, c’è bisogno di nuove idee che ora più che mai rendano possibile la densificazione. Esempio positivo è l’edificio Missing Matrix di Seoul, noto anche come Boutique Monaco.



Nel 2005, un costruttore di Seoul commissionò a Minsuk Cho/ Mass Studies il progetto di un condominio a uso misto di alto livello, in un’importante posizione del centro città. Minsuk Cho ha utilizzato Boutique Monaco come opportunità per esprimere il suo parere su numerose questioni riguardanti l’abitabilità delle torri residenziali nella capitale sudcoreana; prima fra queste, l’assoluta assenza di spazi verdi all’interno o intorno alle strutture residenziali.
Il desiderio di includere oasi vegetali nella trama urbana è un obiettivo che Mass Studies persegue con costanza, cercando anche di superare il pregiudizio secondo il quale gli spazi aperti sarebbero incompatibili con l’architettura costosa. Come suggerisce il nome, Boutique Monaco è una costruzione orientata al mercato del lusso. Si eleva con 27 piani sul livello stradale in un’area non lontana dalla stazione di Gangnam. La forma dell’edificio è quella di un parallelepipedo, dal quale a intervalli regolari sono stati prelevati grandi volumi: queste sottrazioni lasciano spazio per terrazzi privati in cui sono piantati gli alberi – se diamo fede alla visione dell’architetto, un giorno la vegetazione diverrà uno dei caratteri principali della facciata dell’edificio e gli darà l’aspetto di una ripida parete rocciosa nella quale piante tenaci sono riuscite a mettere radici.



Anche se pensato prima di tutto come condominio residenziale, in Boutique Monaco trovano spazio anche funzioni commerciali e uffici. Nel livello sotterraneo sono inoltre previsti spazi che verranno utilizzati per attività culturali e gallerie d’arte. In questo senso, esso può essere considerato come un vero e proprio microcosmo urbano. La parte inferiore dell’edificio – il piano terreno e i primi tre livelli – dedicata alle attività commerciali e ai ristoranti è visivamente separata dalla superiore con chiarezza, grazie alla scelta di materiali diversi. Nei 22 piani superiori la struttura portante è quasi completamente invisibile, in quanto celata dietro a una cortina di vetro, mentre nello zoccolo inferiore è volutamente lasciata a vista sull’esterno dell’edificio, dove disegna un solido ma piacevole intreccio di elementi di cemento. È davvero notevole il modo in cui, seppur imponente, esso riesce a toccare il suolo con leggerezza attraverso pochi pilastri, così da lasciare aperto e permeabile lo spazio su strada: i passanti possono pertanto muoversi liberamente ed entrare nel giardino pubblico alla base della luminosa corte centrale, cuore dell’edificio.



Gli appartamenti sono disponibili in 49 diverse tipologie (alcuni dei più grandi hanno piccoli passaggi coperti che uniscono le camere posizionate sui lati opposti dei vuoti). Nonostante il timore del costruttore che terrazze a 200 metri d’altezza sulla città potessero difficilmente trovare un mercato, proprio gli appartamenti con terrazza – impreziosita da giardini, verande di legno e ampi spazi – sono stati i più richiesti. Quelli che invece non includono il giardino privato hanno accesso al terrazzo sul tetto dell’edificio. Boutique Monaco è l’esempio emblematico di una tendenza positiva che negli ultimi anni ha visto l’aumento del numero di edifici strutturalmente complessi nell’ambito dell’edilizia di alto livello. Inoltre, cosa più importante, esso dimostra come sia possibile incorporare ampie quantità di spazi aperti e verdi in ambito urbano ad alta densità, senza essere esclusiva dei sobborghi residenziali.
Dal momento che si tratta di un condominio molto costoso, tale privilegio sarà senz’altro accessibile solo a pochi. Altri costruttori però hanno notato il successo dell’idea del giardino e stanno iniziando a incorporarla anche nei loro complessi più economici. Inoltre, anche se a prima vista – per la forma regolare e la copertura di vetro – Boutique Monaco sembra confondersi con le torri a uffici che la circondano, il vuoto sottratto alla sua massa complessiva le dona una qualità plastica e tridimensionale non comune in edifici delle sue dimensioni. L’inserimento del giardino tipico del sobborgo residenziale nella densità delle torri per abitazioni può essere considerato una delle ambizioni che più caratterizzano gli ultimi architetti iperrazionalisti che hanno lavorato da OMA, come Minsuk Cho, Bjarke Ingels e Julien De Smedt. Si tratta di una tendenza che è arrivata a influenzare in via retroattiva studi già consolidati, come MVRDV.



Nel seducente e innovativo progetto dall’influenza vagamente Metabolista che ha vinto il concorso per lo “Skyvillage” a Rødovre, in Danimarca, lo studio olandese propone appartamenti simili nella struttura, ma la torre nel suo complesso non è affatto convenzionale. I singoli appartamenti vengono trattati come “pixel” e raggruppati attorno a un nucleo centrale che contiene servizi e ascensori. L’idea dietro una tale soluzione progettuale è che in questo modo sarà possibile aggiungere, rimuovere o sostituire elementi nel corso del tempo.
Come a riconoscere il fatto che i momenti di crisi possono offrire importanti opportunità al progetto, la concezione modulare dell’edificio viene presentata ai suoi costruttori come una soluzione a prova di crisi: “In risposta all’instabilità dei mercati, il progetto si basa su una griglia flessibile, che consente l’alterazione della struttura attraverso la riprogettazione di singole unità”, recita il comunicato stampa. E continua con una certa onestà: “La flessibilità consente l’adattamento: è questa una delle caratteristiche più significative degli edifici sostenibili”. Se poi delle frasi ben articolate come queste siano sufficienti a calmare i nervi degli inquieti investitori, questo è tutto da vedere. Una delle tipologie di edilizia di alto livello più allergica all’innovazione sembra essere il blocco per uffici. Si tratta di una categoria che nel corso del tempo si è ormai stabilizzata nell’aspetto formale e costruttivo di uno scheletro di cemento armato avvolto da una cortina di vetro – specialmente in città a rapida espansione come Dubai. Il palazzo per uffici O-14 a Dubai, di Reiser   Umemoto, rappresenta in questo senso una recente e gradita inversione di rotta. Il guscio di cemento armato della torre non è solo la struttura portante dell’edificio, ma crea anche un disegno a maglia larga, aperta alla luce, all’aria e alla vista.



I 21 piani di uffici si sviluppano senza ostruzioni di muri o colonne. Le aperture del guscio sono modulate in funzione delle necessità strutturali, della godibilità del panorama, dell’esposizione solare e della luminosità. L’O-14 tenta anche di introdurre significativi elementi di sostenibilità in quella che è una delle tipologie edilizie oggi meno ecocompatibili. Limitare la trasparenza e quindi diminuire l’esposizione al sole significa ridurre i costi per il raffrescamento; inoltre, l’intercapedine di quasi un metro fra il guscio e la parete principale – che crea l’“effetto camino” per il quale l’aria calda è forzata a salire verso l’alto – permette di aumentare l’effettivo raffreddamento della superficie di vetro delle finestre all’interno del guscio traforato.
Tuttavia, per ottenere un’efficienza energetica a tutto tondo, che rispetti gli standard di sostenibilità oggi più rigorosi, sembra che – almeno per ora – sia indispensabile l’impegno comune tra importanti società committenti e grandi studi di architettura con competenze diverse. La torre Hearst di Foster   Partners può avere un aspetto ordinario nella sua tecnocraticità, ma è il primo grattacielo a New York (e uno dei primi in America) a soddisfare i notoriamente rigorosi LEED Gold standard americani.


Fonte: atcasa.corriere.it

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